

109. Le forze emergenti dell'imperialismo: l'espansionismo degli
Stati Uniti.

Da: G. Barraclough, Guida alla storia contemporanea, Laterza,
Bari, 1971.

L'entrata statunitense fra le potenze imperialiste mondiali si fa
risalire ufficialmente al 1898, data della vittoriosa guerra sulla
Spagna e dell'annessione delle sue colonie, ma in realt, come
afferma lo storico inglese Geoffrey Barraclough, le tradizioni
imperialiste ... risalgono agli inizi della storia degli Stati
Uniti. Le mire degli Stati Uniti non si volgevano in realt
soltanto al continente americano, come si poteva dedurre dalla
dottrina di Monroe del 1823, ma cominciarono ad indirizzarsi anche
verso il Pacifico e l'Asia, e lo dimostrano l'intervento in Cina,
a fianco degli europei, e la missione militare che apr nel 1854
le porte del Giappone al commercio mondiale. Con il loro
progressivo intervento in ambito mondiale, gli Stati Uniti
entrarono in conflitto con le potenze europee, proprio in un
periodo, gli anni a cavallo del Novecento, nel quale i territori
liberi da occupazione coloniale stavano ormai esaurendosi. Sarebbe
stato perci necessario, come sugger il presidente americano
Thomas Woodrow Wilson nel corso della prima guerra mondiale,
progettare una diversa politica di equilibrio, al fine di evitare
ulteriori scontri ed attriti.


Le tradizioni imperialiste e, insieme con queste, la
determinazione di essere parte attiva nella politica
internazionale, risalgono agli inizi della storia degli Stati
Uniti; rimasero sotterranee per una generazione dopo la guerra
civile, mentre gli Stati Uniti entravano in una fase di
consolidamento e cominciavano lo sviluppo intensivo della loro
economia interna, ma non furono, come si dice spesso, una specie
di esplosione subitanea e senza precedenti del 1898 [con la
vittoria sulla Spagna e l'acquisizione di alcune sue colonie].
E' vero che l'imperialismo americano, nelle sue prime fasi, si 
concentrato sul compito di assicurare al controllo degli Stati
Uniti l'America del Nord; dopo l'acquisto della Louisiana, il
Texas, l'Oregon, la California, Cuba, il Messico e il Canada
divennero suoi obbiettivi immediati. Ma la politica americana non
fu mai volta esclusivamente a mire continentali. Fin dal principio
mirava attraverso il Pacifico all'Asia, e la conquista delle coste
occidentali e nord-occidentali, California e Oregon, fu sempre
considerata in relazione con la politica del Pacifico e non
semplicemente come un arrotondamento del territorio continentale.
Fin dal 1815 il capitano David Porter, che s'era spinto nel
Pacifico durante la guerra del 1812 [contro l'Inghilterra] in
cerca di bottini inglesi, scrisse al presidente Madison [James
Madison, presidente degli Stati Uniti, 1809-1817]: Noi confiniamo
con Russia, Giappone, Cina. Confiniamo con isole che hanno la
stessa relazione con le coste nord-occidentali, di quella che
hanno le Indie Occidentali con gli Stati atlantici.... Era un
tema destinato a non morire. Dal 1821 la flotta americana aveva
cominciato a far manovrare una squadra al largo delle coste
occidentali del Sudamerica; dal 1835 i rapporti con la Cina e con
le Indie Orientali erano arrivati ad un punto tale da giustificare
una squadra speciale per le Indie Orientali; e fu nel Pacifico che
gli Stati Uniti si misero per la prima volta su una strada di
potenza mondiale; ma a met del secolo lo sguardo si spingeva al
di l del Pacifico. [...].
Questo fervido imperialismo espansionistico, dalle multiple
direzioni senza limiti geografici, port il nascente impero
americano a contatto, e spesso a conflitto, con altri imperialismi
del diciannovesimo secolo, francese, britannico e russo. Come
effetto si produsse uno spostamento dell'asse politico mondiale.
L'Europa non cessava, naturalmente, nel frattempo di essere un
centro primario della competizione internazionale, ma non era
l'unico, e stava rapidamente cessando di essere quello decisivo.
[...].
In ultima analisi, il passaggio a un sistema mondiale di politica
internazionale fu un risultato dello sviluppo delle comunicazioni
- uno sviluppo che, come osservava Seeley, significava che
l'oceano Atlantico si era ristretto al punto da sembrare poco pi
grande del mare tra la Grecia e la Sicilia. Questo  il grande
mutamento che osserviamo, confrontando il mondo del 1815 a quello
del 1900. Dopo il 1815 gli eventi politici si svolgevano su due
scene, comunicanti ma separate: la scena pi ampia della politica
mondiale si emancip dalla pi stretta, europea, cui per lungo
tempo aveva fatto semplicemente da sfondo (e mentre le due grandi
potenze ai fianchi dell'Europa, l'Inghilterra e la Russia,
sostenevano la loro parte in ambedue i teatri, gli Stati Uniti
erano ancora confinati al primo, e le potenze europee continentali
operavano esclusivamente, o per lo pi, sul secondo). Fra i due
differenti teatri - e ci costituisce una spiegazione della natura
generalmente pacifica delle relazioni internazionali per la
maggior parte del diciannovesimo secolo - c'era spazio per tutti.
Anche l'occupazione, da parte della Russia, della regione immensa
dell'Amur in Cina nel 1860, per esempio, non disturb le relazioni
amichevoli fra Stati Uniti e Russia, poich, come ebbe a dire
l'ambasciatore degli Stati Uniti a Pietroburgo, l'Estremo Oriente
era grande abbastanza per tutt'e due. Col 1900 le cose non stavano
pi cos: gli spazi fra i differenti teatri erano stati tutti
colmati; le aree del globo si erano ristrette, e sebbene alle
potenze europee sembrasse che tale ridimensionamento, portando
l'intero mondo a portata di mano, le mettesse nella condizione di
regolare la politica mondiale secondo il proprio interesse, in
accordo coi principi dell'equilibrio europeo, in realt il
risultato fu di trovarsi faccia a faccia con potenze di statura
continentale, che le misero del tutto in ombra. Inoltre le potenze
mondiali non accettavano come valido il sistema europeo nelle
sfere in cui operavano. Quando, all'inizio del 1917, il presidente
Wilson [1913-1921] proclamava che non ci dev'essere un
equilibrio, ma una comunit di potenze, non rivalit organizzate,
ma una organizzata pace comune egli stava di fatto avvertendo
che, nell'et della politica mondiale, la vecchia struttura delle
relazioni internazionali era ormai logora.
